Viaggio di gruppo in Argentina - Alessandro

             

              

29 DICEMBRE 2012 – 13 GENNAIO 2013

 

Può il racconto di un viaggio iniziare due mesi dopo il rientro? E soprattutto, può iniziare a migliaia di chilometri dai luoghi visitati?

Il racconto di quella autentica esperienza che è stata l'Argentina, infatti, non può che cominciare da Roma (appunto a migliaia di chilometri dal Sudamerica) e dal 13 marzo del 2013 (appunto due mesi dopo la fine del viaggio). Quando in una sera di fine inverno dal balcone di San Pietro si affaccia un uomo “vestito di bianco”, lo stesso che una nutrita parte di noi aveva incontrato il 1° gennaio nella cattedrale di Buenos Aires. Incontro fortuito con colui che solo due mesi più tardi avremmo saputo essere il cardinale Bergoglio. I casi della vita e il bello dei viaggi: come direbbe Forrest Gump «non sai mai quello che ti capita». O chi incontri.

Il viaggio (10 intensi giorni a ritmi accelerati, ben lontani dalle forse troppo idealizzate sieste sudamericane) ha fatto toccare tutte, o quasi, le realtà naturali di un Paese davvero sterminato quale è l'Argentina. L'inizio ovviamente con Buenos Aires, i suoi monumenti e in generale la sua grandezza decadente. Sono lontani i fasti di un tempo e si capisce che qui la crisi, il famigerato default argentino, ha colpito e ha colpito forte. Anche se ormai il peggio è passato, dicono.

Ma Buenos Aires vuol dire anche acqua. Quella del Rio de la Plata, l'immenso estuario dei fiumi Uruguay e Paranà che è possibile navigare fino all'entroterra.

Visitata la capitale e i suoi dintorni inizia poi un lungo viaggio che ci porterà da un estremo all'altro del Paese, in ogni senso. Emozionale; Geografico, dal profondo sud a nord; climatico, dai rigori della Terra del Fuoco ai ghiacciai della Patagonia fino al caldo nord ai confini col Brasile.

L'inizio è nel profondo e freddo sud, la Fine del Mondo citata proprio da papa Francesco, dove anche nel cuore dell'estate australe le temperature sono di soli pochi gradi. La cittadina di Ushuaia, considerata la città più australe del mondo, a “soli” 4000 chilometri dal Polo Sud. Qui termina la cordigliera delle Ande e passa il canale di Beagle, che mette in comunicazione l'Atlantico sol Pacifico. Di qui passò Charles Darwin e di qui si passava, prima dell'apertura del canale di Panama, per andare “dall'altra parte”. Non c'erano santi.

Poi dritti verso nord, la Patagonia; un immenso mare di terra che si perde a vista d'occhio, tagliato solo da qualche lingua d'asfalto. E intorno il verde delle fattorie, gli allevamenti di pecore, gli animali selvatici. Da qui si parte per visitare il Lago Argentino e i suoi famosi ghiacciai. Tra tutti il Perito Moreno, il più grande e maestoso, visibile già a distanza mentre la barca lo raggiunge. E che da vicino regala uno spettacolo difficile da dimenticare, col ghiaccio che a seconda dell'ora e del meteo passa dal bianco candido al blu intenso, quel blu che da noi diremmo essere “fatto col colorante”. Ci dicono che è col brutto tempo che il ghiacciaio dà il meglio.

Lasciata la Patagonia, si sale ancora fino a raggiungere la costa di Puerto Madryn. Giusto il tempo di bagnare i piedi nell'oceano e si parte verso la pinguineria di Punta Tombo. 

Che poi noi pensiamo a una qualche riserva naturale... E invece sono migliaia di metri quadrati di litorale letteralmente invasi dai pinguini. Siamo infatti nella stagione riproduttiva e in ogni nido ci sono anche i piccoli appena nati. Si parla di 250mila coppie di “pinguini di Magellano”. O mezzo milione di esemplari, è uguale. Giusto per rendere l'idea. 

A Punta Tombo i “padroni” sono loro e gli umani sono solo ospiti. E questo lo mettono bene in chiaro fin da subito anche i cartelli che intimano, in caso di “incrocio”, di dare la precedenza ai pinguini. E così ti ritrovi a passeggiare per un paio di chilometri in mezzo ai pinguini. A osservarli da vicino, a seguirli mentre raggiungono l'oceano per andare a pesca. Lasciando il partner a guardia dl nido. Senza dubbio una delle esperienze più fantastiche che si possano fare al mondo.

              

Come ha detto qualcuno: «passeggi, vedi i pinguini che ti tagliano la strada, ti fermi per farli passare; e alla fine ti sembra la cosa più naturale del mondo». Tanto a casa non ci credono.

I giorni passano veloci e l'ultima tappa è nel profondo nord, al confine col Brasile, alle cascate di Iguazù (e infatti per ammirarle in tutta la grandezza sconfiniamo anche in terra carioca).

Ora, noi comuni viaggiatori di provincia se pensiamo alle cascate pensiamo a qualche fiume alpino, alla gita delle medie alle Marmore, i più fortunati magari a quelle del Niagara viste nel viaggio a New York. 

No, le cataratas de Iguazù sono un'altra cosa. Chilometri di salti, milioni di metri cubi di acqua che formano uno spettacolo davvero indescrivibile. E per il quale è davvero difficile trovare parole. La potenza della natura in tutto il suo splendore. Persino il rumore, che è quasi assordante, diventa parte dello spettacolo.

Il tempo ormai è finito. È ora di tornare a casa con tanti spettacoli, e una terra intera, nel cuore.

Ancora non lo sappiamo ma l'appuntamento è di lì a due mesi, il 13 marzo. Quando tra telefoni, sms e social network corre la voce su quell'uomo di bianco vestito, venuto “quasi dalla Fine del mondo”: «sì, sì, è proprio lui. È il “prete” che ha detto messa a Buenos Aires!».

 

Grazie ad Alessandro per le belle parole e soprattutto per averci trasmesso la sua esperienza di viaggio.

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